Marchionne sferza l’Italia dei veti con “l’ultimo investimento”, per ora
“Senza regole certe, questo rappresenta l’ultimo investimento in Italia”. L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, presenta così, davanti alle tute blu dello stabilimento Sevel di Atessa, l’investimento da 700 milioni per il nuovo Ducato. Poi, per non lasciare spazio a equivoci: “La Fiat può prendersi tutti i rischi legati all’incertezza dei cicli economici e dei mercati. E lo abbiamo fatto, in quattro stabilimenti, per assicurare un futuro ai nostri lavoratori. Abbiamo scelto di investire, rischiando ingenti risorse, senza la certezza del risultato. Ma questo fa parte del nostro mestiere. E i nostri lavoratori l’hanno apprezzato. Quello che non possiamo fare è prenderci il rischio di un sistema che non garantisce norme certe”.
10 AGO 20

“Senza regole certe, questo rappresenta l’ultimo investimento in Italia”. L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, presenta così, davanti alle tute blu dello stabilimento Sevel di Atessa, l’investimento da 700 milioni per il nuovo Ducato. Poi, per non lasciare spazio a equivoci: “La Fiat può prendersi tutti i rischi legati all’incertezza dei cicli economici e dei mercati. E lo abbiamo fatto, in quattro stabilimenti, per assicurare un futuro ai nostri lavoratori. Abbiamo scelto di investire, rischiando ingenti risorse, senza la certezza del risultato. Ma questo fa parte del nostro mestiere. E i nostri lavoratori l’hanno apprezzato. Quello che non possiamo fare è prenderci il rischio di un sistema che non garantisce norme certe”. Insomma, non si torna indietro sugli investimenti già avviati, ovvero Pomigliano, Melfi, Grugliasco e Atessa. Ma sul resto, compresa Mirafiori (“decideremo quando saremo pronti…”, risponde), si dovrà verificare la volontà delle controparti. Fiom compresa. “Siamo più che disponibili a incontrare la Fiom – ha detto dopo la lettera ricevuta dai metalmeccanici della Cgil – ma partendo dal dato acquisito che non possono essere messi in discussione gli accordi presi dalla maggioranza”. Ovvero, “il paese ha bisogno di ritrovare una pace sindacale perché oggi più che mai è essenziale lavorare in uno spirito di collaborazione se vogliamo far ripartire lo sviluppo. Adesso è il momento di dimostrare che siamo all’altezza della situazione”.
Una sfida che non riguarda solo Landini, che comunque ieri sera ha commentato così: “E’ una buona notizia che Marchionne abbia deciso di parlare con noi. Ora aspettiamo la convocazione formale”. Marchionne ne ha per la Consulta che “aggiunge incertezza” giudicando illegittimo lo Statuto dei lavoratori che sostiene i contratti aziendali. A “questo governo”, a margine, chiede “nuove norme” per rimpiazzare l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori dichiarato illegittimo. Ma soprattutto, non la manda a dire al presidente della Camera, Laura Boldrini. “Non possiamo accettare – aggiunge il manager nel suo discorso che il Foglio pubblica interamente nell’inserto – che comportamenti violenti e il boicottaggio del nostro impegno vengano considerati esercizio di diritti anche da parte di autorevoli istituzioni”. Insomma, su tutto si può trattare, ma ci vuole rispetto per chi investe in Italia, ove gli stranieri fanno shopping di griffe ma se ne stanno lontani dalla patria dei diritti come li intende la Boldrini.
“Abbiamo bisogno di sapere che gli accordi vengono rispettati, che vengono riconosciute e tutelate la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa, come avviene nei paesi di normale democrazia”. Ma per fare cosa? Fino a che punto ha senso parlare di investimenti nell’Auto a fronte di una crisi che peggiora? Gli impianti italiani di Fiat viaggiano sotto la metà della capacità produttiva e il mercato europeo minaccia di peggiorare ancora, come previsto da Carlos Ghosn, il ceo di Renault. Marchionne non è più ottimista, ma fa affidamento anche sul matrimonio con Chrysler che gli darà ossigeno finanziario. Il Gruppo mira a raddoppiare la produzione in Europa (2 milioni di veicoli contro gli 1,2 milioni di quest’anno); sono in programma 19 nuovi modelli (9 Alfa e 6 Maserati) e impianti con produzioni ad alto valore aggiunto, come Grugliasco, meno dipendenti da un ampio tessuto di subforniture. Nei disegni di Marchionne, da settembre anche presidente di Cnh Industrial che nascerà dalla fusione tra Fiat Industrial e Cnh, l’Europa avrà un ruolo da esportatore verso gli Stati Uniti per assorbire il 15 per cento della capacità produttiva degli stabilimenti. Ma qui Marchionne può scegliere tra Italia, Serbia, Polonia e Turchia.